Terremoto 10.0 in Libia

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Alle 9,34 c’è stato un terribile terremoto in Libia. Una vera ecatombe. Pare che gli aeroporti non esistano più, inghiottiti nelle spaccature delle crosta terrestre che in alcuni casi hanno fatto sprofondare intere città con tutti i loro abitanti. Nella storia dell’umanità non c’è mai stata una tragedia simile.

Di seguito vi riporto la cronaca fedelissima scritta dal sottoscritto inviato di un giornale italiano sul luogo della tragedia.

Aeroporto di Fiumicino. Come prevedibile ressa ai desk per rimediare un imbarco nei voli ormai stracolmi di inviati delle maggiori testate di tutto il mondo che si precipitano. Ottenuta l’agognata carta d’imbarco ci si interroga sull’opportunità di effettuare tutte le vaccinazioni possibili perché la situazione appare disperata con decine di migliaia di morti che nessuno ha la forza e l’organizzazione per seppellirli ma mentre ci si interroga sulla situazione a terra, gli altoparlanti costringono alla scelta immediata: partire verso l’ignoto ma vivere un esperienza professionale unica o rimanere a casa. Ovviamente partiamo tutti anche senza le vaccinazioni.

A bordo riflettiamo sull’eccellente addestramento del personale di bordo che è stoicamente indifferente. Tutta l’equipe è appena tornata da un volo da Tripoli e quindi cerchiamo di sapere da loro le impressioni che hanno ricevuto mentre sono stati, anche se per poche ore, e solo entro il recinto dell’aeroporto. Sono di una freddezza incredibile. “Tutto come sempre” è la risposta che ci lascia allibiti. “Solo un gran traffico di cargo militari che sbarcano di tutto. Abbiamo atteso per un ora il permesso di atterraggio perché veniva data la precedenza agli aerei militari, per la maggior parte italiani.”

Con una punta d’orgoglio per lo slancio di solidarietà che c’ha portati subito in prima linea, pensiamo che in fondo non è vero che gli italiani non siano “brava gente!”

In avvicinamento all’aeroporto ci incolliamo ai finestrini che non ci permettono comunque di afferrare nulla della tragedia. Il traffico è caotico come sempre e siamo contenti per quelli che si sono salvati e che immaginiamo correre da tutte le parti, come formiche impazzite, alla ricerca di parenti sicuramente straziati dal terribile terremoto.

Mentre cerchiamo di svincolarci dalle pastoie della dogana e del controllo passaporti ognuno cerca di attivare i propri preziosi contatti locali per intrufolarsi il più possibile verso la cabina di regia, ammesso che nel frattempo ne sia stata allestita una. Dalla Farnesina ci fanno sapere che il Governo Italiano ha appena nominato l’Ambasciatore Soldini alla carica appena inventata di Ministro Plenipotenziario con portafoglio, Commissario Straordinario per l’emergenza in Libia, Direttore Generale della Cooperazione Internazionale, Commissario ad Acta per il Soccorso e lo Sviluppo, Presidente e Direttore Generale della Protezione Civile e Comandante Generale dei Vigili del Fuoco. La drammaticità della situazione è testimoniata da questa scelta coraggiosa che concentra su un unica persona tutti i poteri equiparandolo a un monarca assoluto. Un collega, che ha il fratello che fa il Commesso alla Camera ci comunica che la decisione portata in Parlamento è stata approvata per acclamazione con applausi scroscianti di tutti i partiti. Addirittura a Montecitorio è stato approntato un desk per l’organizzazione della partenza di tanti parlamentari che vogliono essere sul posto come volontari.

Scalpelletti ha approfittato della situazione per provarci con una hostess avendo fiutato la sua propensione a trattare come affari gli assalti alla sua avvenenza e infatti veniamo a sapere che il Boss del terremoto, l’Ambasciatore Soldini, si è installato all’hotel Hilton che è stato requisito per l’istallazione dell’equipe. La notizia è preziosa e confermata perché sia Pamela, la hostess affascinante, sia diverse sue amiche hanno ricevuto l’aspettativa e sono state comandate a prestare servizio nella segreteria di Soldini. Come prima impressione siamo soddisfatti da tanta efficienza e capacità di tradurre in fatti concreti la voglia e il bisogno di soccorrere la popolazione.

La corsa in taxi ci da giusto il tempo di pensare a come mettere ordine alle tante domande che vogliamo rivolgere a Soldini sfruttando quel breve lasso di tempo che avremo a disposizione prima che la macchina organizzativa assorbirà il Soldini.

C’aspettavamo un gigante freddo e risoluto, capace di caricare sulle sue spalle l’intera macchina dei soccorsi. Un uomo così deve essere dotato di una enorme carica di umanità per compenetrarsi nella disperazione di tanti esseri umani spezzati dal dolore e al tempo stesso abbastanza cinico da stabilire una graduatoria tra le priorità che comporta l’ingrato compito di stabilire anche chi potrà vivere e chi va abbandonato perché non si possono soccorrere tutti, tutti insieme. Nessuno vorrebbe trovarsi  al suo posto, con quelle responsabilità … Ci troviamo di fronte una folla di camerieri che allestiscono il pranzo per non si sa quante persone perché lo staff accomuna in una unica famiglia le segretarie appena arrivate dal Ministero degli Esteri e dai Lavori Pubblici, hostess Alitalia, e tante altre persone che si fa fatica a capire chi sono e cosa debbano fare. Tutti cercano di sdrammatizzare celando nel proprio intimo lo strappo emotivo che stanno vivendo. Tutti cercano di trasmettere una calma serafica, anzi, addirittura un clima da scampagnata da fine anno scolastico. Che caratteri di ferro! E’ evidente che hanno ricevuto una formazione eccezionale per la gestione delle crisi!

“Buongiorno !” ci richiama alla realtà proprio la voce si Soldini. “Diamoci da fare, che il pranzo c’aspetta. Come prima cosa non vi farò rimpiangere la lontananza dall’Italia. La cucina è curata dal mio cuoco personale che mi segue da venti anni. Sentirete le sue lasagne! Altro che stelle Michelin! Vissani sta ancora piangendo da quando gli ho soffiato il suo cuoco migliore. Accomodiamoci in salotto. Prima di incominciare vi presento Barbara, la mia segretaria particolare a cui vi potrete rivolgere per qualsiasi esigenza … è mezza tripolina e conosce ogni virgola di questo paese, non vi fate scrupoli …”

Una volta accomodati e messi da parte i bigliettini da visita distribuiti da Barbara, finalmente incominciamo con le domande.

“Eccellenza, viste le sue tante cariche, come la dobbiamo chiamare?”

Soldini è non molto alto e nessuno è riuscito a recuperare notizie sul passato professionale. Ci sembra faccia molto affidamento sul supporto di Barbara che appare molto esperta nella gestione delle pubbliche relazioni. Lui in maniche di camicia, ha impugnato la sua penna bic e un blocchetto appunti. “Antonio, chiamatemi Antonio. Qui la cosa andrà per le lunghe e dobbiamo cercare di organizzarci per passare il tempo nel migliore dei modi, senza tanti formalismi …”. Il Soldini, cioè Antonio, deve aver acquisito un modo molto americano di sviluppare empatia.

Cerchiamo di incalzare Antonio prima che le esigenze della sala di regia lo risucchino: “Come prima cosa, sappiamo che il terremoto è stato 10.0, ma qual è l’epicentro?”

“Cerchiamo di capirci – finalmente pare che Antonio voglia entrare nel cuore dei problemi – il 10.0 è una valutazione non secondo la scala Richter ma secondo il metodo di calcolo arabo. Non mi chiedete a cosa corrisponde perché l’ho chiesto anch’io all’Ufficiale di collegamento con il governo libico e mi hanno detto che me lo faranno sapere al più presto, ma sapete come sono fatti i levantini … altro che ministeri …”

Decisamente sorpresi incalziamo per capire l’entità effettiva del terremoto ma Antonio proprio non ha la benché minima idea. Chiediamo aiuto, con lo sguardo, a Barbara ma tranne un continuo generoso cambio nell’accavallamento delle gambe, non otteniamo altro. Dopo la nostra insistenza Antonio si sbilancia a dirci un numero: “Pare, in via del tutto ufficiosa, non ci giurerei, qui lo dico e qui lo nego, sembrerebbe che, stando a una vecchia pubblicazione risalente a uno studioso italiano che dirigeva la biblioteca della casa Balilla, ma per carità, non facciamo nomi per via della privacy, mi hanno detto che il 10.0 della scala Richter equivalga a 1.0 della scala araba …”

“Cosa?” Siamo tutti sbalorditi! La tragedia del secolo si sgonfia al punto da essere inferiore allo scoppio dei fuochi d’artificio dell’ultimo dell’anno a Piedigrotta. “Ma l’Italia si è mobilitata, le sue cariche, gli stanziamenti, i partiti hanno acclamato lo slancio dei soccorsi … per un terremoto 1.0?”

Soldini, cioè Antonio, non aspettava altro.

“E no cari miei, il popolo italiano ha afferrato immediatamente che questa è una occasione da non perdere! Per inquadrare nel modo corretto la situazione dovete concentrarvi sullo stato della finanza italiana. Non dovete dimenticare che in Italia solo per fare quel cavolo di Ponte sullo Stretto le polemiche divampano invece con l’occasione del terremoto in Libia, con la cattiva coscienza che ci deriva dallo sfruttamento coloniale che ci portiamo dietro, avete visto anche voi che coro unanime siamo riusciti a costruire … Il mio compito è di soccorrere la popolazione e oggi stesso si incomincerà con il trasferimento della popolazione negli alberghi sulla costa, forti dell’esperienza maturata in Italia. E’ un progetto grandioso che la Impregillo saprà assolvere nel migliore dei modi, dimostrando finalmente al mondo intero di cosa sono capaci gli italiani.”

Un collega lo interrompe con una domanda dall’apparenza banale: “Ma la Impregiollo è una ditta di costruzioni, che c’entra con il trasferimento della popolazione?”

La risposta di Antonio è da manuale: “Quant’è bello! Dove la trasferiamo la popolazione se gli alberghi sulla costa non ci sono? E’ ovvio che prima dobbiamo costruire gli alberghi e la Impregillo aveva già fatto dei progetti che adesso sono utilissimi e che ho provveduto a comperare immediatamente!”

Ormai appare chiaro che di mastodontico c’è solo la speculazione che un comitato d’affari intende realizzare con la volgare scusa del terremoto che in pratica non esiste. Ma siamo giornalisti esperti e contiamo di distruggere la sicumera dei banditi rappresentati da Antonio.

“Non era più semplice costruire direttamente la case, ammesso che ce ne sia bisogno?”

Antonio è però inossidabile: “Voi ragionate alla vecchia maniera e non riuscite ad afferrare la genialità che è scaturita da menti raffinatissime. Costruendo gli alberghi sulla costa raggiungiamo molteplici obiettivi che sarebbero frustrati costruendo case. Se costruissimo semplicemente case non realizzeremmo nulla nel campo della socializzazione, dell’amicizia tra i popoli, della pace. Con gli alberghi invece, potremo offrire pacchetti molto economici al turismo italiano e permettere la fraternizzazione. I turisti italiani e gli sfollati libici avranno l’occasione per vivere a stretto contatto di gomito, realizzare l’intercultura e arricchire tutti di quella conoscenza dell’altro che poi ci sarà utilissima anche in Italia nei rapporti con gli immigrati stanziali. Pensate come cambieranno i rapporti quando i turisti italiani tornando in Italia potranno avere rapporti completamente diversi con il magrebino che prima era solo un problema e che diventerà invece  il testimonial della vacanza appena conclusa. I turisti tornando a casa potranno invitare a cena i libici del quartiere e gli amici di sempre e vedere le fotografie scattate durante le vacanze con chi  tradurrà in immagini vive quanto immortalato nelle fotocamere …”

Antonio, ormai è un fiume in piena e non permette neppure altre domande tanta è la foga nel tirare fuori gli aspetti più impensabili che però qualcuno ha effettivamente pensato.

“Ma il progetto è molto più ricco e articolato. Coinvolge la cultura, le università, la protezione animali, lo spettacolo … Pensate che anche la Croce Rossa Internazionale è scesa in campo nominando un coordinatore internazionale capace di far lievitare l’interesse del resto del mondo. Dobbiamo essere orgogliosi del fatto che a questa importante carica è stato designato un italiano.”

La domanda è d’obbligo  perché ormai c’aspettiamo di tutto: “Chi è il prescelto?”

La risposta supera in un baleno le nostre più fosche immaginazioni: “Fabrizio Corona. So che è stato prescelto perché il bord della Croce Rossa è stato moto positivamente colpito da una proposta dello stesso Corona che ha disegnato il nuovo logo dell’organizzazione: basta con la croce che già solo a vederla mette tristezza e crea imbarazzi religiosi! Non posso dirvi i particolari perché sono in corso trattative per la cessione del copyright per tutti i paesi del mondo ma posso assicurarvi che Corona in quest’opera ha superato se stesso.”

Cerco disperatamente di riportare la conferenza stampa su temi di stringente attualità essendo ormai chiaro che si tratta di una mega speculazione. “Alla base c’è una pioggia di appalti che comporteranno un traffico di soldi a beneficio dei soliti noti. Gestirà lei gli appalti? Ci sarà una struttura anticorruzione?”

Antonio non accenna a perdere minimamente la calma. Evidentemente la mia è una domanda data per scontata.

“Su questi aspetti non posso dirvi nulla perché degli appalti se ne occuperanno i servizi segreti e, come dice la parola stessa, sono molto riservati. Se volete posso parlarvi della joint venure che si creerà tra la Protezione animali italiana e l’omologa libica. Il confronto è già in fase avanzata e c’è già una delegazione di vetturini di Piazza di Spagna che sta studiando l’impatto ambientale dei cammelli nel traffico romano. Anche Propaganda Fide ha aperto uffici in città prevedendo la costruzione di ottomila chiese a fronte della costruzione di seimila moschee in Italia. Ma il punto più qualificante è l’estensione alla Libia del progetto Erasmus. E’ previsto lo scambio tra studentesse italiane in Libia e libiche in Italia con il superamento immediato delle difficoltà linguistiche attraverso la priorità attribuita alle scienze motorie e dello spettacolo. In pratica entrambi i gruppi si concentreranno nella teoria e nella pratica della danza del ventre perché in tale disciplina non c’è molto di cui parlare ma prevale l’aspetto pratico. Un progetto integrato che perfettamente si sposa anche con la necessità e il desiderio di non lasciare mai soli i molti italiani che verranno in Libia per costruire ecc che devono vivere l’esperienza immergendosi da subito in quello che si spera diventi il progetto complessivo: vivere come se si stesse sempre in un villaggio vacanze con tanto di animatrici.

Non sono stati trascurati anche gli aspetti di nuova imprenditoria e già domani verrà siglato l’accordo tra i governi per la realizzazione di una grandissimo impianto produttivo che darà lavoro a 10.000 operai libici e un forte impatto sul mercato locale. E’ un progetto molto innovativo che produrrà il fabbisogno mondiale di sciolina.

Il piatto forte è invece organizzato dal Ministero dei Beni Culturali che da una ricerca di mercato ha dedotto che in Libia non esistono le Slot Machine, motivo per cui tanti libici emigrano con i barconi in Italia pur di poter giocare. Per fermare l’ondata migratoria i Beni Culturali hanno deciso di investire in Libia portando qui le Slot Machines.

Come vedete un grande gioco di squadra. Penso che non ci sia bisogno di altre spiegazioni salvo ricordarvi che Barbara è a vostra disposizione con tutta la sua squadra …”

Ovviamente questo articolo è completamente inventato! Rimane il raccapriccio che non vorremmo aver immaginato una fattispecie che potrebbe veramente realizzarsi.

E’ stato scritto per profondo rispetto verso le vittime del terremoto considerate molto spesso solo come mucche da mungere. E’ stato scritto con il profondo disprezzo per tutti coloro che, a tutti i livelli, hanno sempre sfruttato la cooperazione internazionale così come la intende Antonio.

E’ stato scritto avendo nel cuore la speranza che un giorno personaggi come Antonio abbiano a scomparire.

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